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Porto turistico: la parola alla conferenza Stato-Regioni

 LADISPOLI - Ladispoli cerca di realizzare un porto turistico da oltre 20 anni. Dopo vari tentativi infruttuosi, l’ultimo progetto in via preliminare è giunto alla fase finale della Conferenza di Servizi, ma a quanto pare ancora non mancano i problemi. Il delegato per il Porto Roberto Battillocchi parla di «solito atteggiamento ideologico di alcuni Enti che ostacolano le giuste rivendicazioni del nostro Comune». Ma l’amministrazione non molla: «Si è deciso – spiega Battillocchi - dopo aver individuato il progetto ritenuto più attinente alle necessità locali, di dover sottoporre il tutto alla Conferenza Unificata Stato Regioni, come previsto dalla legge in tema di conferenze di servizi, allorché si verifichi un dissenso da parte di un Ente. Pertanto, nei prossimi giorni, provvederemo all’inoltro del tutto. Lungo l’iter per il porto di Ladispoli. «A fine 2009 - spiega Battillocchi - avevamo ben 5 progetti sul tavolo in osservanza del Piano Regionale dei Porti deliberato dal consiglio regionale il 22.12.1998 e pubblicato sul Burl il 20.4.1999. Tale Piano prevede la realizzazione di un porto turistico a Ladispoli nella zona che va da via San Remo alla Torre Flavia per 400 posti barca. Le considerazioni che vengono esplicitate nella delibera sono relative alla sicurezza a mare, in quanto tra Fiumicino e S. Marinella/Civitavecchia ci sono 70 km di vuoto e Ladispoli si pone al centro di questa distanza. Dal 1998 ad oggi, le imbarcazioni parcheggiate nei rimessaggi a secco lungo la nostra costa, superano le 1.100 unità. Iniziati i lavori della conferenza il 25 febbraio2010 per l’esame dei progetti sono emersi due atteggiamenti ben precisi: da parte della Regione, Giunta precedente all’attuale, disponibilità piena alla concretizzazione dell’opera e sostegno all’amministrazione Comunale con la partecipazione alla Conferenza; da parte del Ministero Beni Culturali, l’invio di fax di contenuto negativo, con la presunzione di non compatibilità dell’area individuata (non da noi ma dalla Regione con il Piano Porti) perché presumevano d’interesse archeologico/ambientale. In dispregio della Legge 241 sulle Conferenze di servizi, il Ministero non ha mai partecipato ai lavori, limitandosi a negare il suo assenso». «I lavori della conferenza - prosegue l’assessore ai porti - sono proseguiti fino alle elezioni regionali 2010, quando a risultati conclamati, ma ancora in assenza dell’insediamento della nuova Giunta Polverini, l’Ufficio Ambiente della Regione manda una lettera nella quale classifica come inidoneo il luogo prescelto (non da noi né dalle imprese che hanno presentato i progetti, ma guarda caso dalla Regione con il Piano dei Porti) smentendo così il lavoro fino ad allora portato avanti dalla Regione e la delibera di localizzazione della stessa Regione.
Ci appellammo direttamente alla Polverini nel luglio 2010 chiedendo di far ritornare la Regione al tavolo di lavoro. Ottenemmo il ritorno regionale e le assicurazioni della Presidente . Dicemmo alla Presidente che da parte nostra non esisteva l’intenzione di mettere il cappello politico su questa opera importantissima per la città, per il suo sviluppo economico e turistico, ma che avremmo fatto di tutto per dare la massima visibilità alla Giunta Polverini perché per noi resta opera fondamentale dell’interesse cittadino. Finora abbiamo infatti tenuto in sordina l’iter dei lavori, senza enfasi, ma con l’intento di raggiungere l’obiettivo, nell’ambito di un lavoro congiunto Comune/Regione.
Questa collaborazione regionale, nuovamente iniziata, si è poi improvvisamente interrotta dopo pochi mesi senza da parte nostra averne compreso il motivo». «Dopo un attento esame delle proposte progettuali - dice ancora Battillocchi - ne abbiamo individuata una ritenuta la più rispondente alle nostre necessità, quella avanzata dalla Soc.Torre Flavia arl, che prevede 800 posti barca più darsena a secco, hotel, attività commerciali, 105 milioni di investimento privato, 50 anni di concessione (le altre proposte chiedevano 90 anni). Fatto non secondario, l’unico progetto nel pieno rispetto dei vincoli esistenti nell’area (i vincoli sono quelli posti sulla carta e non quelli ideologici).
Arrivati alla conclusione dei lavori, abbiamo voluto fare uno stop per chiarire definitivamente in Conferenza, la compatibilità o meno dell’area individuata sotto l’aspetto urbanistico ambientale. Ebbene, anche con il sostegno della Provincia, si è appurato che l’area è compatibile con la realizzazione del porto turistico, perché la stessa è inserita nel PTPG che ha recepito le vigenti previsioni del Piano di coordinamento dei porti nel Lazio, successivamente confermate nelle Linee Guida del Piano della Mobilità della Regione Lazio, nella Variante di PRG adottato dal Comune. La Regione nell’occasione, dichiarava che siccome è impegnata nella redazione di nuovi strumenti di pianificazione della costa, costituendo una fantomatica Cabina di Regia, rimandava il tutto all’esito di detta Cabina. In questo modo la Regione non ha tenuto conto che, in base al Piano del 1998 ancora in vigore, le imprese avevano legittimamente presentato i progetti sostenendo ognuna un onere notevole: sempre secondo la legge i progetti presentati in Conferenza dei Servizi debbono essere discussi e non possono essere rinviati in base a semplici circolari regionali». «Giunti ad ottobre 2011 - conclude l’assessore - prima di dare seguito alla conclusiva riunione della Conferenza di Servizi, abbiamo scritto al Ministero Beni Culturali, informandoli che la ditta prescelta avrebbe dovuto farsi carico delle spese di sondaggi e studi preliminari a terra ed a mare, sotto la diretta direzione della Soprintendenza al fine di verificare l’esistenza di reperti archeologici. Questo in considerazione di quanto asserito precedentemente dalla Soprintendenza, cioè di non aver mai potuto fare dette indagini e che era occasione preziosa per studi di dettaglio diversamente non eseguibili per motivi economici. Studi ai quali sottomettere qualsiasi successiva decisione per la realizzazione del porto turistico. Ebbene ci aspettavamo una risposta positiva, invece la risposta….rimanda alla Cabina di Regia regionale! Atteggiamento a dir poco “dilatorio”. Dopodiché, abbiamo commissionato al Prof.Gianfrotta (Univ.Tuscia-Archeologo e sub) una relazione di inserimento archeologico, dalla quale non compare alcuna impossibilità alla realizzazione portuale.Abbiamo, contestualmente scritto alla Presidente Polverini, invitandola a rivedere la posizione regionale, oggettivamente incomprensibile, richiamando la sua precedente disponibilità e mettendo in luce l’entità dell’investimento privato in una fase economica che tutti ben conosciamo, i risvolti economici per Ladispoli, la necessità di fornire sicurezza in mare e – non ultimo – l’attuale fase di crisi nazionale che vede il Governo impegnato nel Decreto Sviluppo senza soldi pubblici da investire. Non c’è stata risposta. Tutto quanto sopra considerato, confermata in sede di conferenza la scelta progettuale, rimetteremo il tutto alla Conferenza Stato Regioni perché si pronunci nel merito. Crediamo di aver agito correttamente e con serietà nell’interesse di Ladispoli e siamo pronti a sostenere le ragioni del nostro Comune in ogni sede necessaria. Vogliamo e speriamo che la Regione possa riconsiderare la sua posizione e che ci aiuti a realizzare questa opera importantissima per lo sviluppo della città».

(28 Nov 2011 - Ore 18:40)

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