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Il Traiano riparte con il ‘‘Corpo Celeste’’ di Lina Sastri

Un monologo ispirato ai versi della celebre poetessa Anna Maria Ortese
Un caleidoscopico tuffo nella memoria tra la musica napoletana e la recitazione di un sogno

di LUCA GUERINI

CIVITAVECCHIA - Il titolo è quello di una celebre raccolta della poetessa italiana Anna Maria Ortese (famosa per le liriche di “Il mare non bagna Napoli, ndr), ed in realtà “Corpo Celeste” con cui avrà il via il cartellone di prosa del Teatro Traiano firmato Pino Quartullo, si snoda come un lungo percorso, ricco di tappe importanti, nella tradizione partenopea. Il legame con l’autrice romana non è solo nella forma usata in scena da Lina Sastri che mescola abilmente il ricordo, il commento ad una trama musicale fitta di appuntamenti e di melodie note al pubblico, ma anche nella personalità descritta nella rappresentazione. Scenografia essenziale, quasi occulta porteranno sul palco cittadino un’attrice di indubbio spessore che fu già protagonista a Civitavecchia nel primo cartellone dopo il restauro del Teatro Traiano. La critica ha già definito lo spettacolo (che ha debuttato con successo al Teatro Quirino di Roma) un monologo “notturno e ben preparato che vuole rischiarare il cielo oscuro troppo spesso arido di stelle”. Si apre quindi una prospettiva caleidoscopica dalla quale Lina Sastri si lascia seguire. Il recital che verrà proposto domani sera alle ore 21 e domenica alle 17 esalterà le speranze deluse da un tempo ormai lontano in cui l’Italia scelse la via dell’arricchimento borghese soggiogandosi alla rivoluzione del costume e della pressione culturale Made in Usa. I ricchi, forti e competitivi, hanno monopolizzato dunque l’azzurrro chiarore del cielo abbandonando nell’ombra i poveri che hanno perso le proprie radici e sono abbandonati ad un’esistenza priva di scopo. Le musiche eseguite rigorosamente dal vivo sono state arrangiate da Abeni e Pica e muovono i passi dai brani della tradizione napoletana accompagnando momenti di recitazione raffinata. La Sastri fa dal canto suo una scelta di elegante sobrietà, e le musiche, suonate in modo impeccabile da Salvatore Minale, Riccardo Pellegrino e Gianluca Persichetti, si dimostrano coerenti a questa scelta, per la loro essenzialità, pulizia e concinnitas. Un ruolo importante, annunciano i musicisti lo avrà soprattutto il gioco di luci, di specchi e di prospettive che porta all’apertura del sipario la materializzazione di un sogno, un bellissimo sogno, che tuttavia contiene qualcosa di pauroso, di misterioso, inquietante. Forse il sogno della Ortese che auspicava un “mondo innocente”, un mondo di pace; ma che poi ricordava: “Si è artisti perché non c’è pace, perché si è tristi”.

(02 Nov 2007 - Ore 12:18)

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