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«Entro la fine di aprile potremmo uscire dall’emergenza»

L'INTERVISTA. Il dottor Paliotta traccia alcune considerazioni sul Covid19 

LADISPOLI - Medici di base in prima linea contro l'emergenza coronavirus. Mentre negli ospedali infermieri e medici sono impegnati a contrastare il diffondersi del virus e a dare aiuto e sostegno a chi è risultato positivo, la prima interfaccia è sicuramente quella con il medico di famiglia. Sono loro le persone alle quali i cittadini, che magari mostrano sintomi influenzali, si rivolgono per una prima diagnosi. E anche per i medici di base il rapporto paziente-medico è certamente cambiato in questa fase emergenziale in cui le lezioni didattiche sono state sospese, proprio come i riti religiosi, invitando ripetutamente i cittadini a mantenere le distanze e a restare a casa: il distanziamento sociale. «Inizialmente c'è stata un po' di confusione - racconta il dottor Crescenzo Paliotta, già sindaco di Ladispoli - I pazienti non aveva capito alcune regole fondamentali come ad esempio quella di chiamare per illustrare i sintomi o rimandare i controlli ordinari per non affollare gli ambulatori». Una situazione, quella all'interno degli studi ambulatoriali cambiata nettamente nelle ultime settimane, grazie ai vari appelli lanciati dagli esperti tramite tutti i canali di informazione: dalle tv, alle radio, ai giornali fino ad arrivare anche ai social.

La situazione oggi come si presenta?

«Adesso - spiega ancora il medico - si è arrivati a un metodo di lavoro. I pazienti rinviano le visite che possono essere rinviate e in presenza di febbre o sintomi ricollegabili all'influenza chiamano».

Quale è la prassi che i medici di famiglia seguono?

«Innanzitututto facciamo un primo triage telefonico. Chiediamo se hanno viaggiato, se ha viaggiato qualcuno del nucleo familiare, se sono entrati in contatto con persone provenienti dalle zone rosse o in Paesi esteri. Una volta escluse queste cause, diamo le indicazioni per la cura. Se dopo tre giorni circa i sintomi non sono svaniti si può anche rivalutare la situazione con un nostro coordinamento con la Asl».

Se invece il paziente avesse avuto un possibile contatto?

«In quel caso avvisiamo la Asl e i centri di riferimento e saranno loro a dettare l'iter terapeutico da seguire».

Ma oggi, con il diffondersi del virus anche in altre regioni italiane è possibile ammalarsi senza aver avuto contatti con persone provenienti dalle zone rosse o senza aver transitato per quelle Regioni?

«Se pensiamo che anche alcuni giocatori sono risultati positivi ...». «È chiaro che ricordo benissimo cosa ho fatto e chi ho visto negli ultimi giorni, ma se una decina di giorni fa ho avuto un contatto con persone positive ma asintomatiche (che non mostrano sintomi, ndr) e che dunque erano in perfetta salute, si è possibile. Davanti a questa situazione è chiaro che l'unica condatta da seguire è quella di isolarci dagli altri».

Si è molto discusso sull'utilità o meno delle mascherine. Molte volte è stato ribadito che a indossarle debbano essere solo le persone malate e che non tutti i tipi di mascherine siano efficaci ....

«È bene sapere che quando noi parliamo normalmente, le goccioline di saliva che fuoriescono dalla nostra bocca riescono ad arrivare fino a 20-30 centimetri di distanza. Se invece urliamo possono arrivare anche a un metro. Le mascherine, anche quelle chirurgiche o quelle fai-da-te, riducono il getto di queste goccioline. Fanno bene sempre. Non evitano il contagio ma ne riducono le possibilità. Davanti ad altre persone è dunque bene in
dossarla perché non sappiamo chi è positivo e chi non lo è. Nessuno può escludere di essere portatore. C'è solo un momento in cui questo dispositivo si rivela inutile: quando vado a farmi una passeggiata, in un posto isolato, dove non ci sono persone. In questo caso posso anche evitare di indossarla. Anzi respirare all'aria aperta fa anche bene».

Tornando al rapporto medico-paziente, sono molte le chiamate che ricevete?

«Questa epidemia è iniziata quando era in corso l'influenza annuale. Sappiamo che i sintomi sono simili e quindi, ora, chiunque con febbre o raffreddore chiama, mentre prima magari non lo faceva ...».

Quando potremo dire di essere usciti dall'emergenza?

«I dati che emergono confermano che il rispetto del distanziamento sociale e dell'isolamento stanno dando i loro frutti e li vedremo tra 10/15 giorni. Un modello previsionale di come procederà l'emergenza, ci rimanda al 15/20 aprile come data entro cui i casi positivi dovrebbero diminuire notevolmente. Credo che per fine aprile potremmo uscire dalla fase emergenziale. Ma bisogna tenere in considerazione anche un altro caso. Altri Paesi dell'Europa, anche se con ritardo, ci stanno seguendo. Quindi se per la fine d'aprile l'Italia dovesse uscire dall'emergenza non potremmo comunque uscire al di fuori dei nostri confini nazionali, perché in Europa ci sarà ancora l'emergenza».

Entro quando anche negli altri Paesi si potrebbe tirare un sospiro di sollievo?

«Credo che la vita in Europa sarà sostanzialmente modificata fino a giugno».
 

(18 Mar 2020 - Ore 09:38)

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